Nacque a Cinquefrondi l’8 marzo 1875 da Federico Giuseppe, Segretario Comunale e da Giuseppina Grande, discendente da una ricca famiglia di Torre Ruggero. Suo padre, oriundo da S. Eufemia d'Aspromonte, morì giovanissimo lasciandolo orfano in tenera età insieme ad altri tre fratelli: Carlo, Rosa e Francesco, nessuno dei quali ebbe i mezzi per proseguire gli studi nel tempo dovuto.

Il modesto patrimonio ereditato dati i tempi sfumò, presto, tanto che il Creazzo dovette andare in cerca di lavoro, ancora ragazzo, e fu assunto in una segheria per abbozzi di pipe di erica di brughiera.

Nel tempo libero dal lavoro si dedicava allo studio alla poesia e alla pittura. Qui ebbe i primi contatti con gli operai segantini venuti dalla Toscana e già informati delle teorie del nascente socialismo. Fu un autodidatta, dunque, dall'esistenza travagliatissima e, per quanto riguarda soprattutto la prima infanzia, assai disagiata e molto triste. Sin da giovane fu ardente e tenace sostenitore della causa dei poveri e dei contadini. Irriducibile antifascista (è entrato nell'anedottica il rifiuto che oppose al saluto del gagliardetto durante una manifesta¬zione fascista), fu perseguitato e più volte condannato al carcere.

Negli anni del dopoguerra, dopo la Liberazione, entrò in polemica con i comunisti e si ritirò dal Partito, pur continuando la lotta senza mai tradire i suoi inamovibili principi.
Fu apprezzato collaboratore e corrispondente di molti giornali e riviste; quali l'Avanti, il Corriere della Calabria, La Fiaccola, Calabria Rossa, La Luce, Nosside, Calabria Avanti, Calabria Letteraria, ecc.
Scrisse moltissimo, raccogliendo egli stesso le sue cose in 5 volumi manoscritti e in parecchi fascicoli di appunti e ricerche storiche, archeologiche, numismatiche, etniche, discorsi e commemorazioni varie.
Molte sue poesie furono pubblicate nelle riviste e giornali del tempo. Altre, compreso il volume di poesie dialettali dell'Abate Conia di Galatro, le pubblicò a sue spese.

Nella vita pratica gli erano facili e congeniali tutte le iniziative ma non era un uomo di affari e di speculazioni, dedicandosi appassionatamente alla politica, alle arti ed ai libri. Aprì una delle prime sale cinematografiche (1910-11), una fabbrica di acque gassate e bibite, una oreficeria e orologeria, una segheria per abbozzi di pipe di erica di brughiera ma, come è stato già detto, ne usciva sempre in perdita.

Nel 1894 partecipa ai moti insurrezionali bakuniani, a Reggio Calabria, contemporaneamente a quelli svoltisi a Milano, Torino, Roma, Napoli, Palermo, ecc. In seguito di ciò subisce il primo di una serie di arresti.
Nel 1895 fa parte, con poco più di una diecina di compagni del nucleo della prima Sezione Socialista di Reggio Calabria, cui aderiscono, fra gli altri, il barbiere Paviglianiti, il barone Giuseppe Mantica, una studentessa e altri.

Nel 1900, in seguito all'uccisione a Monza del Re Umberto I per mano dell'anarchico Bresci, a Cinquefrondi appare uno scritto murale così concepito: “Lutto Nazionale per causa di un fesso qualunque”. Vengono subito accusati e processati per apologia al regicidio i «sovversivi» fratelli Creazzo i quali, per sottrarsi all'arresto, fuggono attraverso i tetti delle case. Il principale accusato, il giovane fratello minore Francesco, ripara in America dove perisce in un tragico incidente ferroviario. Si saprà in seguito per ampia e confermata dichiarazione di tale Francesco Avenosi Passarelli emigrato in America, che lui stesso era stato l'autore dell'ambiguo scritto murale, con l'intenzione di biasimo nei riguardi dello sparatore Bresci e non del Re ucciso.

Nel 1903 si sposa con Alfonsina Avenosi che gli darà ben nove figli: Federico, Garibaldi, Libero, Alba, Bixio, Aurora, Adone Spartaco, Vera Era Rossa e Gloria.
In tale periodo lavora intensamente per l'organizzazione e la formazione delle coscienze socialiste in Calabria e delle sezioni.

Nel 1906 emigra in America e capita nelle foreste ancora vergini, della Carolina dove si lavorava per la costruzione di un tronco ferroviario. Qui denunzia, su un giornale del capoluogo, le malversazioni, le intimidazioni e i delitti della Società costruttrice: ciò provocò un allarme e un'inchiesta delle autorità governative, quindi per sfuggire al grave pericolo che lo minacciava e per le insistenze della moglie decide di rientrare in Italia.

Nel 1909-10 organizza a Cinquefrondi un numeroso circolo operaio dal quale nascerà la prima sezione socialista della Piana.
Nel 1911 dimostra la sua avversione alla guerra in generale e, particolarmente, a quella coloniale in Africa, per la conquista della Tripolitania. Inizia così il poemetto antibellico: “La Zappa e la Sciabola”.
Nel 1913 si incrementa il Partito Socialista nella Piana. Con i compagni Nicola Mancuso, Carlo Mileto, Francesco Mercuri divenuto poi Sindaco socialista di Giffone, e molti altri, si costituisce il comitato per la campagna elettorale che porterà all'elezione di Deputato al Parlamento del Socialista On. Francesco Arcà contro il potente giolittiano On. Giovanni Alessi che rimane trombato.

La campagna elettorale è stata cruenta ma con grande entusiasmo di popolo con la diffusione di foglietti, poesie, canti e molti comizi in tutto il Collegio.
Nel 1915-18 durante la prima guerra mondiale (per sbarcare il lunario) parte, a capo di una squadra di operai, per il Friuli e, precisamente a precisamente a Cormons Corno di Rosazzo, per i lavori occorrenti nelle immediate retrovie del frante.
Nel 1921 dopo la scissione avvenuta al congresso socialista di Livorno, aderisce al Partito Comunista.
All'avvento del fascismo, continua la sua lotta clandestina, mantenendo collegamenti epistolari segretissimi con i compagni in Italia e all'estero. Per tutto il ventennio della dittatura fascista non valsero a piegarlo gli intensificati fermi polizieschi, arresti, intimidazioni e allettamenti a cambiare stato e posizione economica.

Dopo la Liberazione riprende intensamente la riorganizzazione della lotta, formando numerose sezioni comuniste uscite dalla clandestinità. Entra in polemica con i comunisti e si ritira dal Partito, continuando, da indipendente, la lotta antifascista e per il socialismo.
Morì a Cinquefrondi il 7 settembre 1963 con largo rimpianto dei lavoratori e degli oppressi di tutta la Piana. La sua bara fu avvolta nella bandiera rossa con falce e martello e la banda musicale intonò l'Inno dei Lavoratori e l'Internazionale.

L'estremo saluto fu pronunziato dal Preside del Liceo Classico di Cittanova, Prof. Ugo Arcuri.

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